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I più grandi eventi meteorologici della storia pptx

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THÔNG TIN TÀI LIỆU

Thông tin cơ bản

Tiêu đề I più grandi eventi meteorologici della storia
Tác giả Paolo Corazzon
Người hướng dẫn Colonnello Mario Giuliacci
Trường học Alpha Test S.r.l.
Chuyên ngành Meteorology and Climate History
Thể loại Book
Năm xuất bản 2002
Thành phố Milano
Định dạng
Số trang 160
Dung lượng 1,63 MB

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Nội dung

Prefazione Introduzione 1 Gli eventi meteorologici che hanno segnato la storia della Terra 1.1 Le variazioni climatiche e le ere geologiche 1.2 L'estinzione dei dinosauri 1.3 L'Era Glaci

Trang 2

Paolo Corazzon

I più grandi eventi meteorologici

della storia

Trang 3

Quarta di copertina:

IL LIBRO

"Cosa si nasconde dietro al mito del Diluvio Universale?"; "Quanto incisero le condizioni meteorologiche sullo sbarco degli alleati in Normandia?"; "Come si svolse l'inondazione di Firenze del 1966?" Domande a cui risponde, insieme a molte altre, questo agile testo che unisce al rigore della documentazione scientifica uno stile piacevole e accattivante

I più grandi eventi meteorologici della storia è quasi un piccolo manuale

in cui la storia è letta alla luce degli eventi meteorologici (catastrofici e non) che hanno caratterizzato lo sviluppo del nostro pianeta e influenzato, talvolta anche in modo decisivo, importanti avvenimenti storici dell'umanità Il volume è accompagnato da numerose tabelle e illustrazioni

e corredato da un'appendice con i più importanti "guinness" meteorologici Contiene inoltre una prefazione del Colonnello Mario Giuliacci, curatore della collana Meteo di Alpha Test

L'AUTORE

Paolo Corazzon lavora da anni presso il Centro Epson Meteo in qualità

di previsore e ha già pubblicato volumi e guide di successo dedicate alla meteorologìa e a Internet

LA COLLANA "METEO"

È la prima realizzata in Italia con l'intento di offrire alla folta schiera dei

"meteofili" le basi della conoscenza dei fenomeni atmosferici, rispondendo

a una diffusa richiesta di informazione scientifica su temi attuali come quelli del tempo e del clima dell'Italia e del nostro Pianeta

Già disponibili nella stessa collana:

• Dottore, mi fa male il tempo!

• Prevedere il tempo con Internet

• Il clima dell'Italia nell'ultimo ventennio

Copyright © 2002 Alpha Test S.r.l

Via Mercalli 14, 20122 Milano (Italy) Tel 02 5845980 - fax 02

Trang 4

58322220 E-mail: servizi@alphatest.it Indirizzo internet: www.alphatest.it

Distribuito da Hoepli S.p.A

Via G Mameli 13, 20129 Milano

Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e a norma delle convenzioni internazionali

Qualsiasi riproduzione, parziale o totale, anche a uso interno o a scopo didattico, priva di autorizzazione scritta da parte di Alpha Test S.r.l., sarà perseguita ai sensi di legge

ISBN: 88-483-0339-0

Prima edizione: maggio 2002

Progetto grafico, composizione e impaginazione: Alpha Test S.r.l., Milano Copertina di Elisabetta Ronchi

Finito di stampare da Arti Grafiche Franco Battaia S.r.l., Zibido San Giacomo (MI) per conto di Alpha Test S.r.l nel maggio 2002

Trang 5

Prefazione

Introduzione

1 Gli eventi meteorologici che hanno segnato la storia della Terra

1.1 Le variazioni climatiche e le ere geologiche

1.2 L'estinzione dei dinosauri

1.3 L'Era Glaciale

1.4 Il Diluvio Universale

1.5 Il mito di Atlantide

1.6 La trasformazione del Sahara: da foresta a deserto

2 Gli eventi meteorologici che hanno segnato la storia dell'umanità

2.1 I cambiamenti climatici e lo sviluppo delle civiltà

2.2 L'eruzione del Vesuvio: Pompei ed Ercolano

2.3 Il Nilo e la grande carestia del 1200

2.4 Cristoforo Colombo e la scoperta dell'America

2.5 La grande peste del 1665 a Londra

2.6 La "Grande Tempesta" del 1703 in Gran Bretagna

2.7 La Piccola Era Glaciale

2.8 L'eruzione del Tambora e l'anno senza estate

2.9 La Cina tra carestie e inondazioni

2.10 L'eruzione del Krakatoa del 1883

2.11 La bufera di neve negli Stati Uniti nel 1888

2.12 Il flagello delle cavallette

3 Il tempo e l'esito di alcuni grandi conflitti

3.1 L'invasione Mongola del Giappone con Khubilai Khan nel XIII secolo

3.2 La sconfitta dell'invincibile Armata Spagnola contro l'Inghilterra nel 1588

3.3 La rivoluzione francese

Trang 6

3.4 La sconfitta di Napoleone a Waterloo

3.5 La guerra di Crimea

3.6 L'attacco della Germania alla Russia nell'inverno 1941-42

3.7 Lo sbarco in Normandia

4 I grandi disastri del XX secolo nel mondo

4.1 L'uragano di Galveston del 1900: la più grande tempesta di tutti i tempi negli Stati Uniti

4.2 La Spagnola: un'epidemia mondiale

4.3 La grande siccità che colpì gli Stati Uniti negli anni '30

4.4 L'uragano che sconvolse il New England nel 1938

4.5 Lo smog di Londra

4.6 I super-tornado che colpirono gli Stati Uniti nel 1974

4.7 Il Bangladesh, una nazione nata grazie a un ciclone

4.8 La siccità nell'Africa subsahariana

4.9 Le innondazioni del Mississippi

4.10 Nino, Nina e le loro conseguenze sul clima

4.10.1 Gli effetti climatici di Nino e Nina

4.10.2 Il Nino del 1997-1998

4.10.3 La Nina del 1998-1999

4.11 L'eruzione del Pinatubo nel 1991

4.12 La bufera di neve che seppellì Buffalo nel 1977

4.13 Le anomalie meteorologiche del 1999 e la tempesta di Capodanno

in Europa

4.14 I grandi uragani caraibici

4.15 Le grandi inondazioni in Europa

5.1 Il rischio alluvioni in Italia

5.2 Linondazione del Polesine nel 1951

5.3 L'alluvione di Firenze del 1966

5.4 Il rischio alluvioni in Liguria e Toscana

5.5 La frana in Valtellina

Trang 7

5.6 L'alluvione di Sarno e Quindici in Campania

5.7 Le alluvioni in Piemonde del 1994 e del 2000

5.8 Le trombe d'aria in Italia: il caso della Brianza nel luglio 20015.9 Le ondate di freddo: gli inverni del 1956 e del 1985

5.10 Le ondate di caldo intenso in Italia

Trang 8

La storia del nostro pianeta è disseminata di catastrofi provocate da avverse condizioni atmosferiche che hanno inferto ferite, talora indelebili, all'habitat terrestre e perfino alla biosfera La maggior parte degli eventi catastrofici è stata provocata da forti e brusche variazioni del clima, intervenute nell'arco di qualche decennio o al più di qualche secolo Ad esempio, ormai la maggior parte dei climatologi è convinta che la scomparsa dei dinosauri sia stata provocata dallo spesso e denso velo di polveri che per qualche decennio ha oscurato a notte i cieli del pianeta, a seguito dell'impatto di un enorme asteroide Un velo di polvere simile sembra che sia stato generato anche dalla più grande eruzione vulcanica nella storia della Terra, quella del Toba circa 70.000 anni fa, e che avrebbe stravolto il clima del pianeta almeno per un secolo Un'analoga catastrofica eruzione vulcanica, quella dell'isola di Santorini intorno al 1500 a.C, sembra addirittura che possa essere stata la causa della scomparsa della leggendaria Atlantide Le indagini paleoclimatiche hanno consentito di individuare ben 12 climatic flip nel corso degli ultimi 120.000 anni Tra gli eventi più intensi degli ultimi millenni possiamo ricordare la "crisi climatica" di circa 13.000 anni fa, alla fine dell'ultima grande glaciazione, quando le temperature superficiali delle acque del Nord Atlantico si surriscaldarono di quasi 10 °C in appena 1-2 secoli, per poi ritornare fredde nell'arco, addirittura, di pochi decenni Un altro brusco cambiamento climatico, avvenuto 8200 anni fa, provocò un repentino aumento delle temperature della Groenlandia di quasi 7 °C in pochi decenni Ma ancor più tragico fu il black-out climatico di 4500 anni fa e che nell'arco di pochi secoli trasformò le rigogliose pianure del Sahara nella più vasta distesa di sabbia del pianeta L'ultima grande crisi climatica del pianeta è stata la "piccola era glaciale", quel brusco e intenso raffreddamento della Terra verificatosi tra il 1600 e il 1800

Lo stravolgimento dell'habitat terrestre causato da cambiamenti così repentini ha portato quasi sempre alla scomparsa di molte specie vegetali e animali, in particolare quelle che non hanno avuto il tempo di adeguarsi alle mutate condizioni ambientali

Ma accanto ai climatic flip, anche le avverse vicende del tempo si sono rese spesso responsabili di immani catastrofi, consumate nel volgere

Trang 9

appena di qualche ora o, al più, di qualche giorno Rientra in tale categoria anche la più grande catastrofe naturale a memoria d'uomo, il Diluvio Universale, un evento sulla cui effettiva esistenza ormai non si nutrono più dubbi e che, secondo le più recenti ricostruzioni paleoclimatiche, è avvenuto circa 7000 anni or sono.

In effetti ogni anno circa 16 milioni di temporali, qualche migliaio di tornado e un centinaio di cicloni tropicali - i fenomeni meteorologici più violenti in natura - mettono a soqquadro aree più o meno estese del pianeta Tra tanti eventi così violenti è naturale che ogni anno si verifichino nel mondo 2-3 catastrofi eccezionali Ma, come diretta e naturale conseguenza della legge statistica dei grandi numeri, è ovvio che, nell'ambito di tali eventi eccezionali, in tempi relativamente lunghi dell'ordine di un secolo, si verifichino uno o due eventi super-eccezionali, i quali poi per la loro violenza distruttiva entrano a pieno titolo anche nei libri di storia, magari con il nome di "uragano del secolo", "tornado del secolo", "tempesta del secolo", "nevicata del secolo" ecc Ma tra gli eventi del tempo che hanno fatto notizia, alcuni debbono la loro notorietà non tanto per la loro violenza o eccezionalità ma solo perché in qualche modo hanno casualmente modificato il corso della storia dell'uomo, come è avvenuto, ad esempio, nella guerra di Crimea, nella battaglia di Waterloo o nel D-day

Il presente volume si inserisce nella collana Meteo edita da Alpha Test, nata per rispondere alla crescente sete di cultura meteorologica Di tale collana fanno già parte il volume Prevedere il tempo con Internet rivolto a tutti i "meteofili" che tramite Internet vogliono realizzare le proprie previsioni meteorologiche, Dottore mi fa male il tempo che mette in evidenza i molteplici legami tra il tempo e la salute dell'uomo, // clima dell'Italia nell'ultimo ventennio per scoprire come stia cambiando il clima nel nostro Paese A questi si affiancherà presto un volume sui grandi killer del tempo (uragani, tornado ecc.) e un testo di meteorologia generale

Col Mario Giuliacci

INTRODUZIONE

Secondo gli studi più recenti, le origini del Sistema Solare vengono

Trang 10

fatte risalire a circa 4 miliardi e mezzo di anni fa Nello stesso periodo anche la Terra iniziò a prendere forma Per milioni di anni il nostro pianeta

fu sconvolto da cataclismi di ogni tipo che lentamente lo modellarono e gli diedero la forma attuale Nel corso degli anni questa attività modellante diventò sempre meno violenta, ma ancora oggi assistiamo a continue dimostrazioni dell'intemperanza della Natura Terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani sono solo alcuni aspetti della forza che il pianeta Terra può sviluppare

In questo volume vengono presi in considerazione i fenomeni legati all'atmosfera: uragani, tifoni, trombe d'aria, tornado, alluvioni, inondazioni, siccità A questi eventi si aggiungono anche alcune grandi eruzioni vulcaniche, che hanno immesso in atmosfera enormi quantità di polveri e gas con conseguenze climatiche importanti Sia ben chiaro: l'intenzione non è quella di "godere delle disgrazie altrui", ma di descrivere una delle tante facce del nostro pianeta Terra Si tratta sicuramente della faccia più violenta e catastrofica, con la quale però bisogna imparare a convivere Dalle esperienze passate si può e si deve imparare molto per fare in modo che la Terra possa sfogarsi liberamente quando ne ha il bisogno e si riescano così a evitare le conseguenze catastrofiche a cui abbiamo dovuto assistere in passato Senza contare che in molti casi anche l'uomo ha avuto le sue colpe: i cambiamenti climatici di questi ultimi anni, per esempio, sono con ogni probabilità ricollegabili all'aumento dell'effetto serra per cause antropiche E anche in passato, quando non si parlava ancora di effetto serra, molte tragedie potevano essere evitate se l'uomo avesse portato più rispetto nei confronti di Madre Natura Il volume è diviso in cinque parti Nella prima vengono esaminati alcuni grandi eventi naturali che hanno segnato la storia della Terra: dall'estinzione dei dinosauri, al diluvio universale, alla scomparsa di Atlantide In queste pagine storia, mito, scienza e leggenda si mischiano di continuo: le testimonianze sono infatti poche e di non facile interpretazione Si è comunque cercato di raccogliere le informazioni e le teorie attualmente più accreditate da un punto di vista sia storico che scientifico

Nel secondo capitolo viene fatto un deciso passo in avanti fino all'epoca moderna: l'attenzione è rivolta ai più grandi eventi meteorologici accaduti negli ultimi 2000 anni di storia Si tratta in molti casi di eventi che hanno segnato lo stesso sviluppo dell'umanità Un esempio per tutti: le civiltà mediterranee, dai Fenici agli Egizi, dai Greci ai Romani raggiunsero a una

a una l'apice sempre in corrispondenza di una sorta di "optimum

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climatico" Il tempo e il clima hanno sempre giocato un ruolo determinante nella storia

dell'umanità Nel capitolo si passa così dalla distruzione di Pompei ed Ercolano, alla catastrofica eruzione del Krakatoa nel 1883, passando per le violente alluvioni del Nilo e del Fiume Giallo, le grandi carestie in Asia e

in Africa, la Pìccola Era Glaciale, tempeste, bufere di neve e così via

Ma il tempo è stato determinante anche nell'esito di alcuni grandi conflitti internazionali Da Waterloo allo sbarco in Normandia, dalla Rivoluzione Francese alla guerra di Crimea, dall'invasione mongola del Giappone alla sconfitta dell'Invincibile Armata spagnola contro l'Inghilterra, molti episodi bellici del passato sono stati decisi dalle condizioni climatiche Nel terzo capitolo vengono descritti alcuni di questi episodi, con particolare riferimento a quelli in cui il tempo decise realmente le sorti del conflitto Negli ultimi due capitoli vengono presi in considerazione i più grandi eventi meteorologici del XX secolo Lo sviluppo dei mezzi di informazione e i grandi passi avanti fatti dalla moderna meteorologia rendono possibile uno studio più accurato di questi fenomeni naturali Di ogni evento viene data una precisa descrizione di quanto accaduto e nel limite del possibile se ne cercano anche le cause Salterà subito all'occhio che un buon numero di paragrafi del quarto capitolo è dedicato a episodi accaduti negli Stati Uniti Il motivo è semplice: gli Stati Uniti sono uno dei luoghi al mondo dove si verificano con maggior probabilità le condizioni perché si formino eventi meteorologici estremi Purtroppo però molti fenomeni catastrofici si sviluppano anche in aree decisamente più povere, dove le perdite di vite umane e i danni materiali sono drammaticamente maggiori L'intero quinto capitolo è dedicato invece all'Italia, la cui posizione geografica e la natura del territorio la rendono particolarmente vulnerabile di fronte ai potenti attacchi della natura

Dall'alluvione del Polesine a quella di Samo, dalla frana in Valtellina alla recente tromba d'aria in Brianza: l'Italia è con regolarità colpita da violente calamità naturali e negli ultimi 20 anni la frequenza di questi episodi è aumentata

Il volume, ripetiamolo, non vuole comunque essere una mera descrizione dei fatti, ma un monito perché in futuro le cose possano andare meglio Perché ciò accada, è innanzitutto necessario dare più fiducia alla meteorologa, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, e che ora merita assolutamente una rivalutazione

Trang 12

L'autore desidera ringraziare il Colonnello Mario Giuliacci, il Dott Antonio Verga, la Dott.ssa Sabrina Vanini e tutti i colleghi del Centro Epson Meteo per il prezioso contributo fornito nella stesura dell'opera.

Paolo Corazzon

Alpha Test sarà lieta di conoscere la valutazione del pubblico sulla presente pubblicazione Il lettore interessato a inoltrare le proprie osservazioni può utilizzare la scheda appositamente predisposta a tal fine e riportata nelle ultime pagine del volume A conferma dell'importanza attribuita alle opinioni e ai suggerimenti ricevuti, Alpha Test invierà un omaggio al lettore che gentilmente invierà la scheda al seguente indirizzo:Alpha Test S.r.l via Mercalli, 14 - 20122 Milano tel 02/ 58 45 980 - fax 02/ 58 32 22 20 Indirizzo elettronico e-mail: servizi@alphatest.it Informazioni aggiornate sui libri Alpha Test sono disponibili su Internet all'indirizzo www.alphatest.it

BREVE BIBLIOGRAFIA DÌ RIFERIMENTO

M Giuliacci, P Corazzon, A Giuliacci: Prevedere il tempo con internet, Alpha Test, 2001

M Giuliacci, P Corazzon, E Giuliacci: Dottore, mi fa male il tempo!, Alpha Test, 2001

M Giuliacci, S Abelli, G Dipierro: Il clima dell'Italia negli ultimi 20 anni, Alpha Test, 2001

Autori vari: Creat disasters, The Reader's Digest Association, 1989

A.B.C Whipple: Le tempeste, Arnoldo Mondatori Editore, 1984

Champ Clark: Flood, Time-Life Books, 1982

W.J Burroughs, B Crowder, T Robertson, E Vallier-Talbot, R Whitaker: Meteorologia,

Istituto Geografico De Agostini, 1997

A Bell, W Strieber: Tempesta globale, Rizzoli Editore, 2000

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GLI EVENTI METEOROLOGICI CHE HANNO

SEGNATO LA STORIA DELLA TERRA

1.1

LE VARIAZIONI CLIMATICHE E LE ERE GEOLOGICHE

Quanti anni ha la Terra? Secondo le teorie più recenti, circa 4,5 miliardi

Le rocce più antiche che siano mai state ritrovate ed esaminate risalgono però a circa 3,9 miliardi di anni fa: non è cioè rimasta alcuna traccia di come fosse il nostro pianeta all'inizio della sua vita Anzi, più specificatamente, i geologi sono riusciti a ricostruire con buona precisione solo un ottavo della storia della Terra, da 600 milioni di anni fa, fino ai giorni nostri

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Il Criptozoico comprende circa l'87% della scala dei tempi geologici

Queste ricerche hanno comunque suggerito una suddivisione dell'intero tempo geologico in due grandi porzioni dette Eoni (Criptozoico e Fanerozoico) e in quattro Ere (Precambriano, Paleozoico, Mesozoico, Cenozoico) a loro volta distinti in vari Periodi ed Epoche, come mostra la tabella precedente

Il clima è stato un elemento fondamentale in questo criterio di suddivisione dei tempi

Il clima ha segnato il destino del pianeta sin da quando la vita non era ancora cominciata

L'inizio della vita sulla Terra è stato possibile grazie a condizioni climatiche ideali Oggi sappiamo che l'evoluzione delle specie viventi è sempre stata una questione di adattamento all'ambiente e sappiamo anche che variazioni climatiche più o meno repentine, legate spesso anche a

Trang 15

fattori astronomici, sono state in più occasioni le responsabili dell'estinzione di intere specie animali e vegetali (nel paragrafo 1.2 vengono prese in considerazione le varie teorie sulla scomparsa dei dinosauri al termine del Cretaceo) Diventa di conseguenza naturale che fintanto che l'uomo non ha fatto la sua comparsa, i fattori climatici siano stati elementi fortemente caratterizzanti l'evoluzione del pianeta.

Temperatura e pioggia sono i due fattori più importanti nella definizione del clima di una regione

Per studiare il clima di milioni di anni fa, gli unici mezzi a disposizione sono i fossili I più antichi risalgono a 3,5 miliardi di anni fa: si tratta di batteri filiformi, il cui ritrovamento non dà però indicazioni sul clima terrestre Associazioni di organismi più diversificati (batteri e alghe azzurre) fecero la loro comparsa intorno a 2,5 miliardi di anni fa Ma fu solo verso la fine del Precambriano (circa 550 milioni di anni fa) che la vita cominciò veramente a differenziarsi e a dare origine a organismi complessi e pluricellulari Si trattava di forme di vita acquatiche (l'atmosfera era ancora povera di ossigeno) e non a caso il Paleozoico viene detto anche l'Era dei pesci I fossili di queste forme di vita hanno fornito materiale prezioso ai climatologi di tutto il mondo Nella figura seguente è indicato l'andamento della temperatura della Terra a partire dal Cambriano

Fra le prime difficoltà che il paleoclimatologo incontra esaminando un fossile, vi è la la collocazione della zona in cui doveva essere vissuta la forma di vita in esame, poichè la posizione delle terre emerse e degli oceani ha subito infatti cambiamenti notevoli; ancora oggi i continenti non hanno smesso di muoversi La Terra ha assunto "la faccia attuale" solo nel Cenozoico Così le informazioni che si possono ottenere studiando ad esempio un fossile risalente a 400 milioni di anni fa e ritrovato in Australia, devono essere: ricondotte a una posizione geografica ben differente Più il fossile è recente e più la sua posizione attuale si avvicina

a quella originaria

Nelle tabelle seguenti vengono riportate le caratteristiche principali del clima, della fauna, della flora e della geografia della Terra nelle ultime tre ere

IL PALEOZOICO (DA 545 A 248 MILIONI DI ANNI FA)

Il clima

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Nel Devoniano si sviluppano immense foreste di felci, conifere.

Le terre emerse sono ancora unite in un grande unico continente detto Pangea

La fine del Paleozoico è stata segnata da un brusco peggioramento delle condizioni climatiche, probabilmente dovuto alla glaciazione permo-carbonifera, che portò alla scomparsa di quasi il 90% delle specie esistenti

Il MESOZOICO (DA 248 A 65 MILIONI DI ANNI FA)

Si sviluppano le prime piante con fiori (angiosperme)

Sale il livello dei mari e la Pangea inizia a spezzarsi I neocontinenti vanno "alla deriva"; nascono nuovi oceani, come l'Atlantico e l'Indiano, mentre ne scompaiono altri, come la Tetide Si formano le Ande

Anche la fine del Mesozoico è stata segnata da un'altra battuta d'arresto nell'evoluzione della vita: i dinosauri e circa il 75% delle altre specie esistenti scomparvero dalla faccia della Terra Le cause di questa nuova catastrofe biologica verranno discusse nel paragrafo 1.2

Il clima

Trang 17

La fauna La flora

La geografia

Nel Terziario lunghi intervalli di stabilità sono intercalati da raffreddamenti moderati, mentre il Quaternario è caratterizzato da violente glaciazioni (si veda il paragrafo 1.3) La parte finale del Quaternario, l'Olocene, è segnata da una relativa calma climatica, ma nelle ultime decine di anni l'intervento dell'uomo sta facendo alzare la temperatura media del pianeta

È l'era dei mammiferi, che si sviluppano sia sulla terraferma che nei mari; alla fine del Quaternario compaiono i primi uomini

Si sviluppano le specie vegetali attualmente presenti

La Terra cambia notevolmente faccia: i continenti continuano a muoversi, si formano nuove catene montuose e nuovi mari Alla fine del Miocene si chiude addirittura lo Stretto di Gibilterra e il Mediterraneo si prosciuga completamente

Il clima ha quindi avuto un'importanza fondamentale nella storia della Terra: ha permesso la nascita della vita, lo sviluppo di alcune specie viventi e l'estinzione di altre; i suoi capricci ancora oggi possono portare distruzione e morte E sicuramente anche il futuro del pianeta sarà legato

al suo clima: questo è il motivo per cui ogni intervento dell'uomo sull'ambiente, in grado di influire anche in maniera minima sul clima della Terra, potrebbe portare conseguenze incalcolabili

1.2 L'ESTINZIONE DEI DINOSAURI

I dinosauri popolarono la Terra nell'Era Mesozoica, o meglio, in quella parte dell'Era Mesozoica che prende il nome di Giurassico prima (da circa

210 milioni di anni fa, fino a 144 milioni) e Cretaceo poi (da 144 milioni a

65 milioni di anni fa)

Il dominio dei dinosauri è quindi durato circa 150 milioni di anni, un periodo lunghissimo se confrontato con l'epoca moderna da quando l'uomo

ha fatto la sua comparsa sulla Terra

I dinosauri si svilupparono dai rettili che già popolavano il pianeta, ma ebbero una tale capacità di adattamento che divennero ben presto i

Trang 18

dominatori del mondo Ce ne erano di tutti i tipi: grandi e piccoli, erbivori

e carnivori, adatti a climi caldi e a climi freddi

In ogni angolo della Terra (esclusa l'Antartide) sono stati ritrovati resti di dinosauri, a dimostrazione della loro strabiliante capacità di adattamento alle condizioni ambientali

Nonostante le dimensioni piuttosto ristrette del cervello, quanto meno rispetto al loro corpo, sembra che fossero animali intelligenti e molto più veloci e agili di quanto le loro dimensioni potrebbero lasciar intuire

E allora come è possibile che 65 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, di colpo tutti i dinosauri della Terra siano andati incontro a una rapida estinzione? Cosa è successo di così catastrofico e repentino?

Le ipotesi sono tante, alcune di natura biologica, altre climatica, altre astronomica Vediamone alcune

Si pensava che i dinosauri fossero animali lenti e poco intelligenti e che con il passare del tempo fossero stati sopraffatti da altre specie più agili e reattive; una simile fine però sarebbe stata lenta e graduale La scomparsa dei dinosauri è stata invece apparentemente rapida

Un'altra ipotesi parla di una lenta modifica delle abitudini riproduttive: c'è chi sostiene che stress ambientali abbiano lentamente indotto alcuni importanti cambiamenti strutturali nelle uova che avrebbero avuto un guscio meno spesso e un minor contenuto di sostanze nutritive, rendendo più difficile lo sviluppo e la sopravvivenza dell'embrione Altri ritengono che un aumento della temperatura media della Terra abbia facilitato la nascita di intere generazioni di dinosauri femmina, con la conseguente estinzione della specie (anche attualmente ci sono alcuni rettili il cui sesso viene determinato in base alla temperatura della covata) Altri ancora sostengono che le uova di dinosauro fossero diventate un piatto prelibato per molte altre specie viventi, la cui dieta sarebbe quindi la vera responsabile dell'estinzione dei dinosauri

Altre ipotesi si basano su disfunzioni alimentari: alcuni parlano di mancanza di cibo (ogni dinosauro erbivoro doveva avere bisogno di ingerire ogni giorno quintali di piante e erba); altri sostengono che nel corso dei millenni siano nate nuove specie vegetali che potrebbero essere risultate debilitanti se non velenose o letali per gli erbivori che se ne nutrivano

Nessuna delle ipotesi riportate è unanimamente condivisa

Trang 19

Le ipotesi più accreditate sono legate a cambiamenti climatici dovuti a cause terrestri o extraterrestri.

Una spiegazione plausibile fa riferimento a una prolungata attività vulcanica nel pianeta, con l'immissione in atmosfera di enormi quantità di polveri e gas che avrebbero cambiato per molti anni il clima terrestre Nubi dense avrebbero oscurato il cielo facendo scendere le temperature di molti gradi, innescando una vera e propria piccola glaciazione Gas a base di cloro potrebbero avere anche assottigliato lo strato di ozono nell'alta atmosfera, permettendo ai raggi ultravioletti, dannosi e cancerogeni, di raggiungere con notevole intensità la superficie terrestre

Alcuni scienziati parlano invece di un rialzo delle temperature del pianeta per effetto serra: una sovrapproduzione di anidride carbonica legata all'attività vulcanica e di metano

legato alle attività biologiche potrebbe aver portato un sensibile riscaldamento del pianeta a cui i dinosauri non sarebbero stati in grado di adattarsi

Un'altra ipotesi, attualmente in fase di studio, prende in considerazione il campo magnetico terrestre: con una frequenza di circa 500.000-600.000 anni la polarità del campo magnetico terrestre si inverte; il polo nord diventa polo sud e viceversa Nel periodo dell'inversione si ha un momentaneo annullamento del campo magnetico totale che permette alle particelle cosmiche espulse dal Sole (il cosiddetto vento solare) di raggiungere indisturbate la superficie terrestre Tra queste particelle ve ne sono anche di molto energetiche e pericolose perché in grado di mutare l'informazione genetica contenuta nel DNA degli esseri viventi Le specie animali più voluminose (come i dinosauri) offrono una superficie maggiore a questa pioggia energetica e possono subirne più di altre le conseguenze 65 milioni di anni fa un prolungato periodo di inversione potrebbe essere stata la causa o una concausa della graduale estinzione di molte specie viventi

L'ipotesi più accreditata rimane comunque quella di natura astronomica: l'impatto di un enorme meteorite potrebbe avere innescato una serie di cambiamenti climatici ai quali i dinosauri e molte altre specie viventi non sarebbero sopravvissuti

In varie parti della Terra sono state ad esempio ritrovate polveri di iridio,

un elemento raro sul nostro pianeta, in giacimenti risalenti al periodo Cretaceo e al successivo Terziario L'ipotesi sulla natura extraterrestre di

Trang 20

queste polveri è quanto meno plausibile Nel 1987 due ricercatori canadesi scoprirono un enorme cratere sottomarino nel Nord Atlantico, in prossimità del Canada, del diametro di circa 45 km, segno di un violento impatto con un grande asteroide E il cratere si è poi rivelato ricco di depositi di iridio Altri studiosi parlano di un meteorite di circa 10 km di diametro che entrò nell'atmosfera terrestre a una velocità di circa 200.000 km/h e che cadde nel Golfo del Messico Ovunque sia caduto, le conseguenze devono essere state terribili Nel caso di impatto sulla terraferma, l'onda d'urto iniziale con ogni probabilità rase al suolo ogni cosa per migliaia di chilometri Nel caso di impatto in mare, si sollevò un'onda marina enorme capace di seminare panico per molte centinaia di chilometri lungo le coste L'urto scagliò poi tonnellate di polveri nell'atmosfera fino a nascondere completamente la luce del sole Incendi, devastazione e morte si propagarono anche a distanze enormi dal punto d'impatto E le conseguenze si estesero rapidamente a tutta la Terra: i venti infatti spinsero la nuvola di polveri e gas intorno a tutto il pianeta, cambiando per anni, forse secoli o millenni, il clima della Terra.

La temperatura sulla Terra precipitò di decine di gradi, scendendo sotto zero su gran parte delle zone alle medie e alte latitudini

Ci volle molto tempo perché il livello di ossigeno nell'atmosfera tornasse normale e la temeratura media potesse garantire un nuovo sviluppo Certo, qualche forma di vita, riuscì a superare anche questo cataclisma, ma i dinosauri no

1.3 L'ERA GLACIALE

I primi 65 milioni di anni, a partire cioè dalla scomparsa dei dinosauri, formano quello che i geologi chiamano Cenozoico, una delle quattro Ere in cui è stata suddivisa la storia della Terra dalla sua nascita A sua volta all'interno del Cenozoico sono stati individuati: Periodi: il Terziario e il Quaternario

Il Quaternario rappresenta il periodo in cui viviamo e il suo inizio risale

a 1,8 milioni di anni fa È detto anche "Era glaciale": le glaciazioni rappresentano infatti l'evento più importante di questa ultima parte della storia della Terra

Per motivi ancora non certi, legati probabilmente a ragioni astronomiche, il Quaternario sembra essere stato un periodo particolarmente mutevole da un punto di vista climatico Sono state

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documentate ben cinque glaciazioni (ciascuna lunga fino a 100.000 anni), separate l'una dall'altra da fasi relativamente più calde dette fasi interglaciali, lunghe "solo" da 10.000 a 12.000 anni

Non si cada nell'errore di pensare alle glaciazioni come a periodi in cui il clima era solo un po' più freddo; si tratta in realtà di migliaia di anni con temperature nettamente più basse di quelle attuali

Il ghiaccio ricoprì gran parte dei due emisferi spingendosi fino a latitudini relativamente basse: l'Europa e il nord America si ridussero a distese di ghiaccio e tundra; in Europa per trovare i primi alberi a fusto alto bisognava scendere a sud dei Pirenei e delle Alpi; in America i ghiacci ricoprirono completamente il Canada, spingendosi fino alla regione dei Grandi Laghi; in Italia il ghiaccio scendendo dalle Alpi verso la Val Padana scavò i bacini degli attuali laghi piemontesi, lombardi e veneti

Con tutta l'acqua imprigionata nei ghiacci, anche il livello dei mari divenne più basso: gli oceani si abbassarono di oltre 100 metri Divenne addirittura possibile passare dall'Asia all'America camminando su lingue

di terra, che oggi costituiscono invece i fondali del Mare di Bering

Durante le glaciazioni le maggiori isole italiane erano tutte collegate alla terra ferma: la Sicilia era unita alla Calabria, così come Sardegna e Corsica erano non solo unite tra loro, ma collegate all'Elba e alla Toscana

Il ghiaccio che ricopriva gran parte della Terra aveva uno spessore notevole, in alcuni punti anche di centinaia di metri: la stessa superficie terrestre aveva un'altra faccia, continuamente modellata dai lenti spostamenti dei ghiacci

Attualmente la teoria più completa sulle cause di questo freddo è quella elaborata dallo scienziato slavo Milankovitch: fenomeni astronomici come

la precessione degli equinozi, le variazioni dell'eccentricità dell'orbita terrestre e dell'inclinazione dell'asse di rotazione possono alterare l'intensità della radiazione solare che giunge in media sulla superficie terrestre A quel punto la lenta e graduale diminuzione del calore in arrivo dal Sole ha fatto sì che la quantità di neve che ogni anno durante la stagione più calda era solita sciogliersi sulle montagne e alle alte latitudini diminuisse sempre di più L'estensione dei ghiacciai lentamente aumentò, raffreddando ulteriormente l'atmosfera in una sorta di spirale senza fine

È possibile che anche l'attività vulcanica della Terra abbia avuto un'influenza notevole in queste variazioni climatiche Il vulcano Toba nell'isola di Sumatra, ad esempio, eruttò circa 70.000 anni fa immettendo

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nell'atmosfera un'enorme quantità di polveri e gas che offuscarono il cielo dell'intero pianeta, schermando i raggi solari Recenti studi hanno portato a ipotizzare che tale eruzione sia stata circa 100 volte più potente di quelle del Tambora e del Krakatoa avvenute nel XIX secolo (si vedano i paragrafi 2.8 e 2.10), che sono considerate le più violente eruzioni che si siano verificate in tempi moderni In conseguenza a queste grandi eruzioni, la temperatura media della Terra può diminuire di qualche frazione di grado per qualche anno: un simile calo potrebbe sembrare ininfluente, ma è più che sufficiente per innescare una serie di variazioni climatiche di notevoli proporzioni Il 1816, l'anno in cui il Tambora eruttò, è ad esempio ricordato come "l'anno senza estate" Viene quindi naturale pensare che un'eruzione 100 volte più potente come fu quella del Toba abbia avuto conseguenze notevoli sul clima dell'intero pianeta per decine e forse centinaia di anni Si ipotizzano diminuzioni della temperatura media della Terra comprese tra 5 e 6 gradi, con punte che localmente potevano raggiungere anche i 10 °C nella stagione estiva È ovvio che un simile raffreddamento abbia avuto un peso non indifferente nell'intensità delle glaciazioni in corso.

Oltre a essere più freddo, il clima divenne anche molto più secco Il contenuto medio di umidità nell'atmosfera diminuì (la fisica insegna che l'aria fredda può contenere una quantità di vapore inferiore all'aria calda) e

le precipitazioni divennero più scarse Gran parte delle terre emerse comprese tra 30° di latitudine nord e 30° di latitudine sud assunsero un aspetto desertico, a parte una stretta fascia equatoriale dove la terra asciutta lasciava spazio a qualche centinaio di chilometri di savana e foresta

Nell'ultima glaciazione, risalente a circa 15.000 anni fa, oltre al freddo e

al secco, si verificò anche qualcosa di particolare: per motivi ancora non chiari, decine di specie viventi si estinsero totalmente

Nella maggior parte dei casi si trattò di animali di grandi dimensioni, come i mammut (alti 3 e anche 5 metri), le tigri dai denti a sciabola (lunghe fino a 4 metri), una specie di orso gigante (delle dimensioni di un orso bruno), grossi canguri (alti fino a 4 metri) e molti altri ancora; tutti animali dei quali sono rimaste raffigurazioni su alcune incisioni rupestri realizzate da uomini primitivi o dei cui scheletri è stato trovato qualche fossile Ricordiamo che di recente in Siberia è stato ritrovato un mammut perfettamente conservato, intrappolato dai ghiacci presumibilmente proprio durante l'ultima glaciazione)

Anche durante le glaciazioni precedenti le avversità climatiche e

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ambientali avevano decimato gran parte del regno animale e vegetale, ma nella maggior parte dei casi si è assistito a un rapido ripopolamento durante la successiva fase interglaciale Questa volta invece siamo di fronte a vere e proprie estinzioni definitive Una delle ipotesi sulle cause di questa moria prende in considerazione anche l'uomo: diversamente dalle altre glaciazioni, in quest'ultima l'uomo muoveva i primi passi, quello di Neanderthal prima, quello Sapiens poi Ed è possibile che proprio per ripararsi dal freddo e per procurarsi il cibo in un periodo così difficile l'uomo abbia dato il colpo di grazia ai mammut e simili.

1.4 IL DILUVIO UNIVERSALE

Circa 1600 anni dopo la nascita di Adamo, la Terra era diventata un luogo di corrotti, perfidi e violenti Dio decise di punire l'umanità con la più grande tempesta di tutti i tempi, il Diluvio Universale

"E la pioggia cadde sulla Terra per quaranta giorni e quaranta notti Le acque si rinforzarono e aumentarono grandemente sulla Terra "

Così recita il libro della Genesi Nessuno si salvò se non Noè, la sua famiglia e due rappresentanti di ogni specie vivente, un maschio e una femmina Il suggerimento dell'arca venne direttamente da Dio, che affidò

al buon Noè il compito di garantire il ripopolamento della Terra una volta che le acque si fossero ritirate Fu una tempesta terribile: cadde talmente tanta acqua da sommergere anche le montagne più alte Dopo quaranta giorni smise di piovere, ma ci vollero mesi prima che le acque si ritirassero Dopo 150 giorni dall'inizio del diluvio, l'arca si arenò sulle pendici del monte Ararat, ma Noè attese ancora mesi prima di scendere a terra Dopo più di un anno, Dio invitò Noè a uscire dall'arca con tutti i suoi compagni di viaggio, con il compito di ridare vita alla Terra

L'episodio del Diluvio Universale, tra i più noti del Vecchio Testamento, ha da sempre affascinato studiosi e ricercatori, che in più riprese si sono adoperati per trovare tracce e prove della sua veridicità

Il Monte Ararat è stato ad esempio identificato con una cima della Turchia nord-orientale, ma varie spedizioni in loco non hanno fino a ora portato alla luce alcun reperto riconducibile all'arca Durante una spedizione organizzata negli anni '50 vennero rinvenute alcune travi di

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legno, che in un primo momento vennero associate all'arca, ma il metodo del carbonio 14 consentì di datare quei reperti intorno al VII-VIII secolo dopo Cristo.

Prima di questo ritrovamento, però, in uno scavo effettuato dall'archeologo inglese Wooley, nel 1929 in Mesopotamia, al fine di riportare alla luce una tomba risalente al 3500 a.C, venne scoperto uno strato di fango alto qualche metro che doveva avere ricoperto in tempi brevi tutta la zona, seminando morte, distruzione e probabilmente segnando la fine di una società più o meno organizzata Si tratta molto probabilmente del risultato di una tremenda alluvione avvenuta nella valle del Tigri e dell'Eufrate; una delle tante verrebbe da dire, dato che in più punti sono state ritrovate tracce di tremende inondazioni in Mesopotamia avvenute tra il 4000 e il 3000 a.C Lo spessore dello strato di fango scoperto da Wooley fa effettivamente pensare a un episodio di notevole portata, forse veramente riconducile al Diluvio Universale, anche se un'analisi dei terreni circostanti porta a identificare l'accaduto come un evento locale e circoscritto e quindi più un'inondazione che un diluvio Il fenomeno, secondo i risultati delle ricerche di Wooley, doveva avere interessato un'area della lunghezza di circa 630 km e della larghezza di

160 Effettivamente oggi definiremmo una simile alluvione come "locale",

ma per gli abitanti di allora, quella regione era tutto il loro mondo

Qualche migliaio di anni fa la zona del Medio Oriente doveva essere ben diversa da come appare ora: fiumi imponenti e fertili vallate erano la prova

di una piovosità di gran lunga superiore a quella attuale Alluvioni e inondazioni erano fenomeni non rari e a volte catastrofici per quei tempi,

al punto che la storia del Diluvio Universale rimane con buona probabilità legata a una di queste inondazioni, piuttosto che a un vero e proprio cataclisma mondiale

L'argomento è talmente affascinante che non mancano altre ipotesi interessanti Una delle più recenti si rifà a un'onda gigantesca generatasi nel Mar Nero in seguito a un notevole apporto di acque fluviali derivate dallo scioglimento repentino di nevi e ghiacci nelle zone circostanti Questa onda altissima avrebbe non solo seminato morte e distruzione per chilometri, ma avrebbe addirittura aperto un varco verso il Mediterraneo rendendo il Mar Nero, che fino ad allora era un semplice lago, un vero mare (la stessa onda, secondo altri, potrebbe essere il risultato di una violenta scossa

di terremoto) Una volta aperto un varco verso il Mediterraneo, le acque

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del "Mare Nostrum" si riversarono violentemente nel bacino del Mar Nero seminando ancora distruzione e morte A riprova di questa ipotesi, sono stati trovati fossili di molluschi d'acqua dolce nella zona del Mar Nero.

Un'altra ipotesi, strettamente legata a quella appena esaminata e apparentemente ancora più vicina alla realtà anche grazie ad alcuni ritrovamenti fatti sul fondale del Mar Nero, si rifà sempre a una tremenda inondazione Ancora una volta si ipotizza che il Mar Nero fosse solo un lago, la cui estensione doveva essere circa i due terzi di quella attuale Al termine dell'ultima glaciazione circa 10.000 anni fa lo scioglimento dei ghiacci alle medie e alte latitudini fece alzare il livello dei mari e degli oceani Fu così che il Mar Mediterraneo un bel giorno riuscì a superare la striscia di terra che lo separava dal Mar Nero (o meglio dal "Lago Nero") Per settimane enormi masse d'acqua salata si riversarono nella zona inondando terre per centinaia di chilometri È stato calcolato che per potersi salvare dall'inondazione la popolazione che viveva lungo le coste del lago avrebbe dovuto indietreggiare verso l'interno di circa 200 metri al giorno Decine di villaggi furono sommersi o spazzati via dalle acque e migliaia di persone morirono in uno dei cataclismi più violenti che si siano mai verificati sulla faccia della Terra Lo studioso Robert Ballarci, un esperto ricercatore di siti archeologici sommersi, durante una spedizione nel Mar Nero nell'estate del 2000 alla ricerca di antiche navi sul fondo del bacino si imbatté quasi per caso nei resti di un antico sito umano a circa

150 metri di profondità, risalente a qualche migliaio di anni fa Si tratta di una prova quasi inconfutabile non solo della presenza dell'uomo, ma anche della diversa distribuzione dei bacini idrici nella zona: il Mar Nero doveva essere effettivamente molto più basso, probabilmente un immenso lago senza collegamenti aperti con il Mediterraneo Difficile immaginare la violenza con cui il Mediterraneo si riversò nel bacino del Mar Nero, ma la forza delle acque dovette essere tale da segnare per generazioni i racconti che la popolazione della zona si tramandava di padre in figlio Nei secoli il racconto si arricchì di particolari più o meno fantasiosi e il mito di un immenso diluvio si estese a tutte le culture sviluppatesi lungo le coste del Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente Questo spiegherebbe la presenza del Diluvio Universale nei testi sacri di ben tre religioni che mossero i primi passi in quella zona: il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islamismo Ecco anche perché in molte leggende e trascrizioni dell'antichità si trovano tanti richiami a grandi alluvioni avvenute in Medio Oriente all'epoca del presunto Diluvio Universale Fra le più importanti va segnalata l'"Epopea di Gilgamesh", un poema babilonese scritto intorno al

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2000 a.C, nel quale si racconta di una tempesta che imperversò per sei giorni consecutivi e che fu voluta dal Dio Enlil per punire l'intera umanità, rea di disturbare in continuazione il consiglio degli dei Prima della tragedia, il Dio Ea riesce ad avvisare Utnapishtim (il Noè babilonese) e gli suggerisce di mettersi in salvo insieme alla sua famiglia e al maggior numero possibile di animali, tramite una barca L'impresa riesce e dopo pochi giorni Utnapishtim può ripopolare

la terra La somiglianza tra questa vicenda e la storia di Noè porta a credere che il mito del Diluvio Universale derivi in realtà da fonti mesopotamiche Difficile rispondere; nel frattempo la caccia alle prove di un'alluvione "globale" è ancora aperta

1.5 IL MITO DI ATLANTIDE

Intorno al 360 a.C Platone parlò della scomparsa di un'isola chiamata Atlantide Il racconto è affidato a un sacerdote egiziano che narra di un'isola molto grande, abitata da un popolo potente e ricco, un popolo di naviganti e commercianti, tecnologicamente molto avanzato per l'epoca Quest'isola si trovava nell'Atlantico, oltre lo Stretto di Gibilterra Un giorno, senza preavviso, un incredibile cataclisma la fece sprofondare nell'oceano La stranezza di questo racconto non sta nel fatto che un'isola possa di colpo inabissarsi: un'attività di natura vulcanica può modificare radicalmente la morfologia di qualunque territorio Le Hawai, ad esempio hanno "cambiato più volte faccia" a causa di un'intensa attività vulcanica Ricordiamo anche il caso dell'isola di San Ferdinando, poco più di un grande scoglio spuntato nei pressi della Sicilia nel XIX secolo, ma inabissatosi nel giro di poche settimane

Di Atlantide non è mai stata trovata alcuna traccia nell'Atlantico e neanche le tecnologie più moderne sono riuscite a individuare una zona sommersa riconducibile a un'isola inabissatasi o a quello che potrebbe esserne rimasto

E allora, questa Atlantide non è mai esistita, oppure, come si pensa, si trovava semplicemente da un'altra parte, magari in pieno Mediterraneo? Tutto il Mediterraneo è infatti, costellato di vulcani, alcuni ancora attivi, altri ormai spenti; molti di questi sono sommersi e potrebbero essere ciò

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che rimane di una vecchia isola vulcanica che sia stata interessata da un'eruzione di tipo esplosivo.

Atlantide potrebbe quindi essere stata un'isola vulcanica del Mediterraneo e non è neanche detto che sia totalmente sprofondata Nelle Cicladi, un arcipelago greco nel Mar Egeo a poche decine di chilometri a nord di Creta, si trova un'isola vulcanica che in passato ha vissuto l'esperienza di un'eruzione catastrofica, la quale ne ha fatto sprofondare una buona parte: si tratta di Santorini, chiamata ai tempi Thera

Basandosi sui risultati di scavi archeologici fatti nella zona di Akrotiri,

un sismologo greco a metà del '900 avanzò per primo l'ipotesi che Atlantide fosse l'isola di Santorini, prima della tremenda eruzione avvenuta intorno al 1500 a.C

Anfore, vasi, ceramiche sono stati ritrovati al di sotto di uno spesso strato di roccia lavica e il metodo del carbonio 14 ha permesso di datare questi reperti intorno al 1500 a.C In quegli anni Santorini era ancora un'isola dominata da una vetta vulcanica alta circa 1600 metri Il clima, la ricchezza del terreno e del mare avevano reso l'isola prosperosa; altri scavi hanno portato alla luce i resti di un'antica città regale minoica, con palazzi pieni di ricchezze di ogni genere Ma intorno al 1500 a.C il vulcano si risvegliò Il tutto iniziò con un violento terremoto che già mise a dura prova l'intera isola Molti fuggirono, chi verso la Grecia, chi verso Creta,

ma la relativa calma che seguì per qualche giorno alla scossa, convinse molti a tornare Cominciò così la ricostruzione, come dimostrano i resti di alcune case riportate alla luce ad Akrotiri Ma dopo poche settimane, il vulcano cominciò a mostrare segni di agitazione L'eruzione causò innanzitutto una violenta pioggia di polveri e massi di pietra pomice, che ricoprirono l'intera isola; (anche oggi Santorini è famosa per i colori delle sue spiagge, dal bianco al rosa, dal rosso al nero, dovuti alla pietra pomice) Al termine di questa prima fase, la cima del vulcano esplose, scagliando nell'atmosfera tonnellate di polveri, gas e ceneri che oscurarono

il cielo su tutto il Mediterraneo orientale per molti giorni e che per settimane influenzarono il tempo meteorologico su gran parte dell'Europa, del Nord Africa e del Medio Oriente La nube densa di gas e magma che usciva dal vulcano, ricollassando sull'isola distrusse ciò che era rimasto dopo l'esplosione Il cono vulcanico a questo punto non esisteva neanche più: al centro dell'isola rimase così scoperta la camera magmatica, il cuore del vulcano, dove si riversarono milioni di metri cubi d'acqua marina Il contatto tra l'acqua e il magma causò una serie di violentissime esplosioni

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che scavarono una vera e propria baia nel centro, facendo assumere a Santorini la forma che ancora oggi possiede.

Il disastro non rimase circoscritto a Santorini: all'eruzione e alle esplosioni seguì infatti un violento maremoto con onde alte anche decine

di metri, il quale raggiunse e devastò la vicina isola di Creta Il poeta greco Esiodo narrò nell'VIII secolo a.C di una violenta lotta tra Zeus e il mostro Tifone avvenuta proprio nel mare a nord di Creta, i cui effetti richiamano

da vicino una violenta eruzione e il maremoto che seguì

Secondo alcuni studiosi fu proprio l'eruzione di Santorini a segnare la fine della civiltà minoica di Creta, mentre secondo altri il cataclisma ha solo indebolito una civiltà che negli anni successivi non è più riuscita a difendersi da invasioni e conquiste straniere

Le conseguenze si fecero sentire anche a migliaia di chilometri di distanza: si pensi addirittura che una delle piaghe d'Egitto, quella dell'oscurità, è secondo molti riconducibile alla vasta nube di polveri che coprì il sole per giorni in seguito all'eruzione

Secondo molti studiosi anche alcuni passi del Vecchio Testamento sono stati ispirati dall'eruzione di Santorini: Mosè nella sua fuga dall'Egitto fu guidato giorno e notte da una colonna di fuoco e luce che poteva benissimo essere la colonna di ceneri e lapilli scagliati in aria durante l'eruzione La stessa separazione delle acque del Ma Rosso richiama lo sprofondamento della parte centrale del vulcano nella fase finale del cataclisma

Sono molte anche le leggende della mitologia greca che hanno preso ispirazione de questa tragedia; ne raccontiamo una per tutte, quella sulla nascita del Dio Apollo Secondo la tradizione, Apollo nacque sull'isola di Delo, che si trova a circa 100 km a nord di Santorini Prima della nascita del Dio, però, Delo veniva chiamata "Asteria", cioè stella: si credeva infatti che l'isola fosse caduta dal cielo, dato che quest'isola non era ferma

e stabile, ma galleggiante sul Mare Egeo Solo dopo la nascita di Apollo, l'isola per volere del Dio, si fermò e venne chiamata Delo L'idea di un'isola galleggiante nasce con molta probabilità da quelle isole mobili di pietra pomice, dalle dimensione piì varie (anche diversi chilometri), generate durante l'eruzione di Santorini e in grado di spostarsi sul mare per molto tempo e per lunghe distanze

L'eruzione del Monte Santorini nel 1500 a.C è da molti scienziati considerata come la più potente che sia mai avvenuta sulla Terra da quando

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ha fatto la sua comparsa l'uomo.

Una volta appurato che effettivamente intorno al 1500 a.C una tremenda eruziont avvenuta a Santorini sconvolse gran parte del Mediterraneo, rimane da dimostrare che l'isola di Thera corrisponda ad Atlantide Un elemento a favore di questa tesi prende in considerazione le dimensioni di Atlantide: secondo quanto riportato da Platone Atlantide sarebbe dovuta essere 550 km per 370 km, un'estensione a dire il vero enorme, addirittura più grande dell'intera Grecia Se però queste misure vengono divise per dieci, si arriva, guarda caso, alle dimensioni di Thera, così come doveva essere prima dell'eruzione

Su Atlantide sono state fatte molte altre ipotesi: c'è chi la colloca in Antartide, chi in un'isola delle Azzorre nell'Atlantico, chi addirittura in una delle isole che formano le Bermuda Ovviamente non si ha nessuna prova definitiva su alcuna delle ipotesi fatte, compresa quella più accreditata di Santorini

Il mito di Atlantide probabilmente nacque in conseguenza a un tremendo cataclisma, avvenuto non si sa quando, non si sa dove, ma presumibilmente non lontano dalle coste greche Un cataclisma così potente da sconvolgere per mesi il clima di gran parte del pianeta e da ispirare così miti e leggende di ogni tipo

1.6 LA TRASFORMAZIONE DEL SAHARA: DA FORESTA A DESERTO

Il Sahara è attualmente il deserto più grande del mondo: 5000 km dal Marocco al Mar Rosso e circa 2500 km dalle coste del Mediterraneo fino alla savana che anticipa la foresta equatoriale Si tratta di una delle zone più inospitali della Terra: temperature elevate di giorno (fino a 50 °C nei mesi estivi) e basse di notte

spesso il termometro scende anche sotto zero), basso contenuto di umidità nell'aria, venti talvolta forti che sollevano pericolose tempeste di sabbia Eppure non è stato sempre così

Ai tempi dei Romani il Nord Africa era considerato il granaio di Roma, con coltivazioni e allevamenti di ogni tipo

Si pensi anche alle cartine geografiche disegnate sempre dai Romani

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man mano che la loro dominazione si estendeva a tutto il bacino del Mediterraneo In corrispondenza della zona attualmente desertica del Sahara, i cartografi del tempo scrivevano: "Hic sunt leones", qua ci sono i leoni.

Fino a qualche millennio fa, in tutta l'Africa settentrionale la natura era ricca e selvaggia: erbivori e carnivori di ogni specie vivevano in una vegetazione fitta e rigogliosa

Tutto il Nord Africa, al termine dell'ultima glaciazione, era una zona ricca e fertile, come testimoniano le numerose pitture rupestri risalenti a un periodo che va dal 10.000 al 5000 a.C e ritrovate in vari siti archeologici dislocati in tutta l'Africa settentrionale, anche nelle regioni attualmente più aride Nel cuore del Sahara, tra Algeria, Libia, Niger e Ciad si trova ad esempio l'altopiano del Tassilin'Ajjer, dove varie incisioni testimoniano la presenza nel passato di pascoli, greggi e battute di caccia Il panorama che

si poteva ammirare corrispondeva a quello dell'attuale savana, con leoni, leopardi, gazzelle, struzzi, ippopotami, rinoceronti, elefanti, giraffe E sono state trovate anche tracce della presenza

di dinosauri e di altri animali di grandi dimensioni, il cui sostentamento poteva essere garantito solo da una vegetazione lussureggiante

Tutta questa vita era possibile grazie alla presenza di acqua, molta acqua

Fino a circa 10.000 anni fa, nel Nord Africa pioveva; sembra strano,

ma pioveva anche molto

Sulla Sfinge al Cairo sono stati riconosciuti i segni di violente precipitazioni risalenti a un periodo compreso tra il 10.000 e l'8000 a.C Indagini satellitari effettuate negli anni '80 hanno individuato i letti di decine di fiumi e ruscelli, attualmente prosciugati e ricoperti da metri di sabbia, che correvano per tutta l'Africa settentrionale L'intero territorio era costellato di laghi e bacini di ogni dimensione: il fiume Niger, ad esempio, sfociava in un immenso lago nel Mali, lago del quale non vi è più traccia Circa 7000 anni fa il lago Ciad aveva un'estensione circa 10 volte superiore a quella attuale E solo 25 anni fa in Mali, si contavano ancora numerosi specchi d'acqua, ora totalmente prosciugati da una siccità che negli ultimi anni sta diventando sempre più drammatica

Da un punto di vista geografico, l'Africa settentrionale si trova esattamente nella fascia secca subtropicale, dove la circolazione dell'atmosfera è tale da sfavorire le precipitazioni e il passaggio delle

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perturbazioni Non a caso anche nelle altre parti del mondo alla stessa latitudine nord e sud si ritrovano zone desertiche: nell'Africa meridionale

si trova il Kalahari, in Australia c'è il Grande Deserto Australiano e sono pressoché desertiche anche la Penisola Arabica, l'Iran, l'Afghanistan, il Pakistan e, in America, la zona del Cile e quella compresa tra il Messico e

il sud-ovest degli Stati Uniti (in California si trova ad esempio la Valle della Morte, uno dei luoghi più inospitali dell'intero pianeta) Però nonostante la posizione, fino a qualche migliaio di anni fa le precipitazioni erano ancora abbondanti

Intorno al 4000 a.C iniziarono i primi problemi: la portata dei fiumi diminuiva, il livello dei bacini scendeva e in alcune zone, quelle più lontane dalle coste mediterranee e atlantiche, la terra iniziava ad asciugarsi Intorno al 2000 a.C le zone centrali del nord Africa avevano già l'attuale aspetto desertico e nel 1000 a.C i popoli che avevano abitato queste terre da centinaia d'anni si sono trovati costretti a muoversi verso la fascia equatoriale per trovare acqua per il bestiame e le coltivazioni

Attualmente le coste mediterranee africane stanno andando incontro a una grave desertificazione e i problemi della mancanza d'acqua cominciano a farsi sentire anche sull'Europa meridionale, Italia compresa.Nel capitolo 5 prenderemo in esame alcuni casi di prolungata siccità nel nostro Paese, ma al di là dei singoli episodi, va comunque segnalata una progressiva diminuzione della quantità di pioggia che cade annualmente nel nostro Paese, in particolare al Sud, dove regioni come Sardegna, Sicilia, Basilicata e Puglia sono ormai a un passo dalla desertificazione.Climatologi e meteorologi sembrano concordare su un'ulteriore diminuzione della quantità di pioggia prevista nei prossimi decenni in tutta

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pianeta dove le condizioni climatiche rendevano possibile il soddisfacimento dei due istinti primordiali per la sopravvivenza, il mangiare e il riprodursi E quando tali condizioni venivano localmente meno era emigrato verso terre più confortevoli e più produttive, conquistate magari con le armi.

Non è un caso che la culla delle prime grandi civiltà siano state le fertili regioni che anticamente si estendevano dall'Egitto fino al nordovest dell'India

Gli effetti delle condizioni climatiche più o meno favorevoli sono rintracciabili anche nella abilità della durata media della vita nel corso dei millenni

Era Mesolitica, in Europa

2.1 La durata media della vita negli ultimi millenni di storia dell'uomo;

si noti come nel 1400 la vita media fosse più breve che nel 1270, conseguenza dell'inizio del periodo della Piccola Glaciazione (fonte: Centro Epson Meteo)

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Durante l'ultima grande glaciazione, circa 15.000 anni or sono, il primitivo uomo di Cro-V'agnon cacciava gli animali erbivori che popolavano le ricche pasture dell'Europa meridionale Attraverso la spessa coltre di ghiaccio che allora ricopriva lo Stretto di Bering e che univa direttamente il continente asiatico a quello americano, vi fu una migrazione di cacciatori dalla Siberia all'Alaska e da qui alle vaste pianure centrali del Nord America La circostanza è testimoniata dalla inverosimile somiglianza tra la cultura delle popolazioni che 15.000 anni or sono abitavano il Middle West e quella delle popolazioni che 2000 anni prima erano insediate in Siberia e Mongolia.

In quel tempo, a seguito della grande massa d'acqua imprigionata sotto forma di ghiaccio, il livello dei mari era così basso che anche l'Asia e l'Australia erano collegate da uno

stretto "ponte" costituito dalle terre emerse dell'attuale Arcipelago della Sonda In effetti i primitivi insediamenti umani dell'Australia hanno molte caratteristiche in comune con le antiche popolazioni della penisola di Malesia

Intorno al 12.000 a.C il freddo glaciale attenua la sua morsa e i ghiacci iniziano una progressiva ritirata verso nord, fino a portarsi verso le coste settentrionali della Germania Anche i cacciatori di renne migrano fino all'Europa centrale, dove sono state trovate tracce inconfutabili di loro insediamenti

Nel frattempo il rapido disgelo modifica profondamente l'aspetto del territorio: i corsi d'acqua acquistano portate smisurate e i laghi, riempiti da enormi quantità di detriti alluvionali, aumentano a dismisura il loro livello

e inondano le zone rivierasche dove il primitivo uomo cacciatore era solito scegliere la propria dimora

Le condizioni climatiche favorevoli fanno espandere a macchia d'olio anche le foreste, fino a occupare gran parte delle terre emerse Per questa lunga serie di circostanze concomitanti, l'uomo primitivo vede ridursi gli spazi aperti per la caccia e la pesca e, per procacciarsi il cibo, è costretto ad abbandonare le attività venatorie nomadi per dedicarsi a quelle stanziali agricole

Le prime tracce dell'agricoltura, datate intorno al 9500 a.C circa, sono state trovate nel Medio Oriente e nella valle dell'Indo Con la ritirata dei ghiacci verso latitudini più alte anche le pratiche agricole si espandono dal Medio Oriente verso occidente e verso nord fino a raggiungere la

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Scandinavia e l'Inghilterra intorno al 3000 a.C.

Tra il 10.000 e il 4000 a.C il clima diviene particolarmente mite, con temperature di 2-3 °C superiori a quelle attuali, tanto che il periodo viene ormai ricordato, nella storia della terra, come l'era dell'optimum climatico.Nello stesso tempo la banchisa si sposta ancor più a nord sino a ricoprire una fascia polare molto meno estesa di quella attuale La fusione di gran parte della spessa ed estesa coltre ghiacciata fa innalzare gli oceani di 3-4 metri al di sopra dei livelli attuali e molte zone costiere del Nord Europa vengono integralmente sommerse dalle acque del mare Le correnti occidentali umide, che di solito interessano solo le medie latitudini, ora si spingono regolarmente molto più a sud, apportando abbondanti piogge anche sulla fascia adiacente all'equatore

Intorno al 4000 a.C prende avvio una fase quasi ininterrotta di lento raffreddamento e il cui trend si inverte in maniera significativa soltanto intorno al 1850-1870, fino a raggiungere un massimo di riscaldamento proprio nell'era odierna, in parte per cause naturali ma in parte anche, probabilmente, per mano dell'uomo (effetto serra)

Gli effetti più vistosi del nuovo irrigidimento del clima si manifestano tra il 3500 e il 3000 a.C quando i ghiacci avanzano verso sud fino alle latitudini intorno a 50 gradi

La civiltà egizia e mesopotamica vedono i loro albori proprio in tale periodo, quando le gradevoli temperature e le costanti precipitazioni avevano creato condizioni favorevoli per l'insediamento dell'uomo nelle valli del Tigri, dell'Eufrate e del Nilo Il freddo intenso che invece imperversa alle alte latitudini determina una battuta d'arresto in quelle civiltà che, durante l'optimum climatico, si erano sviluppate nelle regioni nordeuropee

Poi, tra il 3000 e il 1300 a.C, la temperatura ha un temporaneo guizzo verso l'alto cosicché le condizioni climatiche ottimali - e insieme a esse il pendolo della civiltà e del benessere - si propagano verso nord fino a interessare tutte le regioni delle medio-basse latitudini dove fioriscono grandi civiltà come quella sumera (2900 a.C), minoica (2200 a.C), dell'Indo (2500-1700 a.C), cinese (1700 a.C.) e quella megalitica dell'Europa nord-occidentale, di cui Stonehenge rappresenta una delle testimonianze più tangibili

Il progressivo riscaldamento del pianeta però porta a una riduzione della piovosità in numerose aree tropicali, come nella vasta pianura

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dell'Indo, una volta ricoperta di vegetazione perfino nell'attuale deserto del Rajasthan, dove oggi sono ancora visibili le tracce dei fiumi prosciugatisi appunto intorno al 1700 a.C La siccità rende però vulnerabile la fiorente civiltà che si era sviluppata nella vallata la quale pertanto diviene facile preda degli Arii, una popolazione di origine caucasica.

A causa della siccità, intorno al 2000 a.C gli Ebrei sono costretti a migrare dalla Mesopotamia verso l'Egitto ma poi, intorno al 1330 a.C, quando la siccità raggiunge anche le rive del Nilo, debbono affrontare il biblico "esodo" verso la Palestina

Tra il 1300 e il 500 a.C il clima della terra diviene più rigido e molto piovoso L'Europa centro-orientale e mediterranea è teatro di massicce migrazioni di popoli verso più basse

latitudini per sfuggire al freddo e, soprattutto, alle catastrofiche alluvioni Fu senza dubbio questa la fuga in massa di popolazioni dalle pianure ungheresi intorno al 1300 a.C e alla migrazione dei Frigi dall'attuale Macedonia verso l'Anatolia L'accrescimento del

livello dei laghi porta alla distruzione dei villaggi costieri e vengono abbandonati per il freddo anche gran parte degli insediamenti alpini In Inghilterra non possono essere più utilizzati i numerosi sentieri in legno costruiti sulle aree paludose perché ormai per spostarsi bisogna ricorrere alle barche

Le mutate condizioni del periodo sono documentate anche dalla Bibbia secondo la quale in tale periodo in Palestina le nevicate erano abbastanza frequenti e il manto nevoso sulle alture del Libano durava molto a lungo, talvolta per tutto l'anno Intorno al 1200 a.C anche in Grecia prende inizio

un progressivo spopolamento che porta poi al collasso della civiltà micenea Siccome la scomparsa di tale civiltà avviene senza una palese aggressione esterna - l'invasione dorica ha luogo, senza colpo ferire, intorno all'800 a.C - l'unica motivazione plausibile va ricercata nella siccità che, in contro tendenza con la piovosità dell'Europa centro-orientale, sembra aver investito la Grecia in tale periodo

In effetti oggi ai meteorologi è ben noto che, quando sull'Europa orientale si insediano strutture bariche apportatrici di pioggia, la Grecia e l'Asia minore sono in genere interessate da una configurazione anticiclonica con correnti fredde, ma secche, provenienti dalla Russia

Questa sembra essere anche la causa che ha segnato il declino degli Ittiti

- insediati nell'attuale Anatolia - intorno al 1200 a.C

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Poi intorno al 500 a.C la temperatura ritorna a salire e le condizioni climatiche favorevoli perdureranno fino al 1200 d.C circa Non è certo un caso che proprio in tale periodo fioriscano grandi civiltà come quella degli Asoka in India, quella Ch'In in Cina e quella greco-romana sull'area mediterranea Le popolazioni soggiogate dai Romani nel Nord Africa e nel Medio Oriente potrebbero essere state indebolite dalla crescente siccità che aveva iniziato ad affliggere le aree che si affacciano sul Mediterraneo meridionale e che, intorno al 300-400 d.C, trasformerà in sabbia le terre che i Romani amavano definire il "granaio di Roma" Nello stesso periodo

il deserto si appropria anche di altre vaste regioni del globo, come la valle del Tarim, nel Sinkiang, una volta attraversata dall'antica "rotta della seta"

e percorsa dalle carovane di mercanti che, al tempo dei Romani, trafficavano tra la Cina e il Mediterraneo Lungo tale valle si possono ancora oggi ammirare le vestigia di numerose città ora inghiottite dalla sabbia

Il miglioramento del clima alle latitudini medio-alte sposta a nord il baricentro della civiltà, proprio nel momento in cui l'impero romano va in rovina

La circostanza dà il via alle invasioni barbariche verso la nostra penisola Così intorno al 300 d.C, a seguito di una prolungata siccità che distrugge i pascoli dell'Asia centrale, gli Unni sono costretti ad abbandonare il Kanshu e l'attuale deserto del Gobi e raggiungono la Pannonia (l'attuale Ungheria) da dove poi nel 452 d.C partirà l'attacco di Attila alla capitale dell'impero Nel frattempo le favorevoli condizioni climatiche apportano invece una crescente prosperità ai "barbari" dell'Europa centrale e del Baltico (Ostrogoti, Visigoti, Vandali, Longobardi) La necessità di reperire altre risorse, a seguito del rapido aumento della popolazione apportato dal benessere, è probabilmente il principale stimolo all'invasione delle terre del decrepito impero romano.Intorno al 700 d.C ha inizio anche il tentativo di invasione dell'Europa

da parte degli Arabi i quali fuggono dalle loro terre ormai afflitte da una persistente siccità

Il culmine delle civiltà nordeuropee viene raggiunto nell'era vichinga, tra l'800 e il 1200 d.C In effetti il completo scioglimento dei ghiacci aveva portato prosperità e benessere anche ai popoli dell'attuale Scandinavia - i Vichinghi appunto - i quali, abili navigatori, raggiungono e invadono tutti i paesi limitrofi, come la Russia, la Francia e la Gran Bretagna Nell'874 d.C viene da essi colonizzata l'Islanda e nel 982 la Groenlandia E non vi è

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motivo di dubitare che, con le loro agili imbarcazioni, siano stati in grado

di raggiungere anche il Nord America, partendo appunto dalla Groenlandia

Questa linea di riferimento è stata tracciata ponendo come «normale» la media delle temperature dei primi cinquanta anni del secolo (1900-1950)

Le condizioni climatiche favorevoli portano nel frattempo prosperità anche ai popoli mongoli la cui conseguente esplosione demografica spinge, tra il 1205 e il 1225, le orde barbare di Genghis Khan a espandersi verso il sud della Russia, fino a raggiungere l'Indo e le porte di Pechino

Ma poi il pianeta riprende a raffreddarsi È così che intorno al 1300 l'Islanda viene invasa nuovamente dai ghiacci polari Il freddo e le estati molto piovose distruggono i raccolti e la popolazione sull'Europa viene decimata da gravi carestie, come quella del 1315, e dalla peste nera Intorno al 1400 i ghiacci accelerano la loro avanzata verso sud e ha così inizio un lungo periodo freddo, tra i più duri nella storia dell'uomo, e che durerà ininterrottamente fino al 1850 circa Tale fase di freddo intenso è ricordata come la "Piccola Era Glaciale" (si veda il paragrafo 2.7) Nel XV secolo gli inverni rigidi divengono così numerosi da rendere la vita impossibile in Scandinavia, Scozia, Islanda e Groenlandia Per il grande freddo nel 1450 muoiono tutti gli abitanti della Groenlandia ma la cosa viene risaputa almeno 50 anni dopo perché la barriera di ghiaccio ormai impedisce di raggiungere l'isola Gli abitanti dell'Islanda sono un po' più fortunati ma la popolazione, che era di circa 72.000 unità nel 1311, si riduce progressivamente a 38.000 unità nel 1784 Le precarie qualità della vita sull'isola sono testimoniate anche dall'altezza media degli abitanti che passa da 172 cm intorno al 1100-1400, a 167 cm nel 1700-1800, per poi risalire a 177 cm nel secolo in corso

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Tab 2.2: popolazione dell'Islanda.

Il ritorno del grande freddo porta al completo congelamento del Baltico nel 1422 e all'avanzata dei ghiacciai alpini con conseguente definitiva chiusura di molti passi fino ad allora oggetto di intenso traffico

Dal 1850-1870 al 2000 la temperatura riprende a crescere in maniera quasi costante - con una brusca impennata all'insù nell'ultimo ventennio - tanto che tale periodo viene considerato come il più caldo dopo quello dell'"optimum climatico" Il benessere, la prosperità e l'incremento demografico subiscono un'accelerazione quale non si era mai verificata nella storia dell'uomo Forse non è un caso che la moderna civiltà industriale prenda avvio proprio in tale periodo

Oggigiorno, nonostante l'impiego massiccio delle fonti energetiche abbia attenuato la dipendenza dell'uomo dal clima, si aprono inquietanti interrogativi sulle gravi ripercussioni che potrebbero avere sulla nostra civiltà i mutamenti climatici indotti dall'effetto serra

Fusione dei ghiacci polari, innalzamento del livello dei mari, inondazione delle fasce costiere di molti paesi, inaridimento delle aree geografiche delle medio-basse latitudini, spostamento verso nord delle aree più favorevoli alla vegetazione e alla vita in generale, Sono tutti scenari molto credibili in un prossimo futuro

2.2 L'ERUZIONE DEL VESUVIO: POMPEI ED ERCOLANO

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Nel paragrafo 1.5 è stata descritta l'eruzione del vulcano di Santorini In realtà qualcuno potrebbe anche essersi chiesto quale sia il legame tra un'eruzione e la meteorologia e quindi perché alcune grandi eruzioni siano state prese in considerazione nella stesura di questo volume L'attività vulcanica può avere influenze notevoli sul tempo meteorologico.

In alcuni tipi di eruzione, quelle esplosive (mai nome fu più appropriato), un'enorme quantità di materiale viene espulsa verso l'alto, trascinandosi spesso dietro gran parte del cono vulcanico, fino anche a centinaia o migliaia di metri di altezza Le parti più grandi e pesanti di questa immensa nube ricadono a terra nel giro di minuti o al più ore sotto forma di una fitta pioggia incandescente di detriti, lapilli, polveri Le parti più leggere invece possono rimanere sospese nell'atmosfera per giorni, settimane, mesi prima di ricadere al suolo

Una particella di polvere di 1 millesimo di millimetro che cade da un'altezza di 30 chilometri impiega circa 3 anni per essere rimossa dall'atmosfera

Quanto più il getto iniziale raggiunge quote elevate, tanto più tempo ci vorrà perché tutte le polveri tornino al suolo In particolare, se l'esplosione riesce a spingere la nube al di fuori della troposfera (la parte di atmosfera più vicina al suolo che occupa in media i primi 12-15 km e dove avviene la stragrande maggioranza dei fenomeni meteorologici) fino a -aggiungere la stratosfera, le polveri potranno rimanere sospese anche per anni Nella stratosfera infatti i moti verticali dell'aria in grado di rimescolare l'atmosfera e favorire un

abbattimento delle polveri, sono ridottissimi Le correnti orizzontali riescono invece a diffondere questa nuvola di polveri lentamente su tutto il pianeta creando una sorta di filtro alle radiazioni solari È in questo momento che il legame tra le eruzioni e il clima diventa palese: lo schermo creato dalle polveri può ridurre la radiazione solare anche di una percentuale notevole (nell'eruzione del Krakatoa avvenuta nel 1883, come descritto nel paragrafo 2.10, la trasparenza dell'atmosfera si ridusse del 20/25% a livello planetario) Una ridotta radiazione implica un minor riscaldamento della superficie terrestre e quindi degli strati di atmosfera più bassi

Un'eruzione esplosiva di grandi proporzioni può causare un raffreddamento medio della superficie terrestre, delle acque superficiali di

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mari e oceani e dei bassi strati dell'atmosfera, con conseguenze meteorologiche notevoli.

Il 1816 è ad esempio ricordato come l'anno senza estate: tra maggio e settembre negli Stati Uniti e in Europa le temperature eccezionalmente basse misero in ginocchio gran parte delle coltivazioni, creando grossi problemi alla popolazione Ebbene questi squilibri erano stati causati dalla terribile eruzione del vulcano Tambora (si veda il paragrafo 2.8) avvenuta vicino all'isola di Giava nel Sudest asiatico, un'eruzione che spinse fino a

80 chilometri di altezza ceneri e lapilli

In Europa per trovare un'eruzione così potente bisogna andare indietro fino al 1500 a.C con l'esplosione del Monte Santorini, ma le poche testimonianze su tale cataclisma ci impediscono di trarre conseguenze certe su variazioni climatiche nei mesi successivi all'eruzione

2.2 L'ERUZIONE DEL VESUVIO: POMPEI ED ERCOLANO

Un'altra grande eruzione esplosiva avvenuta in Europa è la famosa eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano

Il Vesuvio è un vulcano relativamente giovane, di "soli" 25.000 anni, ancora attivo e in grado di dare eruzioni esplosive anche potenti

Il terreno fertile, il clima mite durante tutto l'anno, la vicinanza del mare

e di un golfo tranquillo dove potere approdare hanno fatto di questa zona una delle più rinomate sin dall'arrivo dei primi coloni greci nel VII secolo a.C E così la pianura ai piedi del Vesuvio e le stesse pendici del monte vennero nel tempo occupate, abitate, coltivate, lavorate prima dai Greci e poi dai Romani Questi ultimi fecero di questo tratto di costa uno dei luoghi di villeggiatura preferiti dalla popolazione abbiente della stessa capitale Ville, anfiteatri, bagni, terme, templi oltre a un numero incalcolabile di abitazioni e botteghe si moltiplicarono tra il I secolo a.C e

i primi decenni del I secolo d.C

Questa situazione di ricchezza e tranquillità fu bruscamente interrotta da

un violento terremoto che nel 62 d.C causò danni enormi a Ercolano e Pompei, i due centri abitati più importanti della zona Nessuno pensò che il terremoto potesse in qualche modo essere collegato all'attività del vulcano

e così negli anni successivi tutta la popolazione, insieme a ingegneri e

Ngày đăng: 29/06/2014, 09:20

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